gioco d'azzardo patologico

Anche se si è tanto parlato di “gioco problematico” oppure di “gioco patologico” -meglio denominato GAP- forse effettuare qualche piccolo approfondimento farebbe conoscere meglio cosa rappresenta, come si manifesta e come si potrebbe curare. I siti, in generale, informano ed illustrano che il GAP fa trovare di fronte ad una “dipendenza senza sostanza”, ovvero verosimilmente ci si troverebbe come un tossico-dipendente che viene “intaccato” da una sostanza esterna che si può assumere volontariamente oppure incolpevolmente. Si dice “verosimilmente” in quanto il soggetto che abusa del gioco lo effettua con una condotta libera che produce reazioni chimiche organiche che rendono il soggetto dipendente: reazioni chimiche che nel caso del gioco si chiamano endorfina che si scatena ed impazzisce con la tensione del gioco, della vincita o della perdita.

Poi, bisognerebbe anche riflettere tra malattia e dipendenza nel giocare nei casino online: la differenza è inesistente sotto il profilo che deve essere obbligatoriamente curata ma in che forma, con chi e con che terapia rimane tutto da decidere. Invece per quanto riguarda la prevenzione la differenziazione è enorme. Per la malattia e la dipendenza esiste un fattore comune che si chiama “informazione”: la malattia si evita stroncandone i veicoli, mentre per le dipendenze possono venire affrontate e sconfitte solo culturalmente, perché solo “un intelletto ben formato” può suggerire di evitare tanto le sostanze “dannose e nocive” quanto le “condotte dannose e nocive”.

Il 40% degli italiani abusa di psicofarmaci ed altrettanto alta percentuale di italiani ha il fegato malato per eccessiva assunzione di alcool e/o zucchero. Quindi, quando gli italiani-giocatori avranno a disposizione l’offerta di gioco “ a tempo determinato” si potrebbe dire che la dipendenza da gioco è “a tempo determinato, con un timer”. Ma con queste riflessioni non si può fare grande strada: quello in cui bisognerebbe credere è il “libero arbitrio” e che questo dovrebbe essere protetto e difeso ad oltranza oltre alla cultura del gioco che farebbe conoscere come approcciarsi a questo divertimento, senza “cadere nella rete” della dipendenza..

Bisognerebbe proprio cominciare a parlarne nelle scuole elementari e cercare di far comprendere che alla propria salute si deve pensare da soli ed è un dovere civico a cui ognuno deve provvedere “in proprio”, prima che possa diventare un dovere che “si possa delegare agli altri”. Si crescerebbe, così, nella vita con la piena coscienza di “farci del bene” e con “farci del male” perché già si conoscono, sin da piccoli, i pericoli che si possono incontrare “abusando” di questo o di quel “prodotto”: che poi si chiami, fumo, alcool, droga o gioco poco importa.

Riconoscere questo “prodotto” è la cosa importante ed essenziale che può tutelare la salute ed anche quella di coloro che stanno a fianco e che “ci vogliono bene”. Si eviterebbe così di “incrociare” qualcosa che “ci fa del male” perché si saprebbe riconoscere e si riuscirebbe a mettere “tra noi e quel prodotto” tanta, tanta distanza. Il sapere è sempre conoscere, conoscere vuol dire sapere ed affrontare ogni situazione come è giusto affrontarla, per noi, per la società: e poi nel caso del gioco, vuol dire divertirsi e solo divertirsi che è la cosa più sana del mondo e che ci accompagna dalla nascita. In fondo si è tutti un po’ bambini, perché non continuare ad esserlo?